Mutui, finanziamenti, affitti: la crisi per epidemia

In questo complicato quadro sanitario, non è difficile trarre alcune conclusioni in merito alla situazione del mercato immobiliare e dei mutui.

Le ripercussioni si stanno infatti avendo in tutto il complesso delle attività che ruotano attorno alla gestione degli immobili, siano essi negozi oppure appartamenti oppure magazzini o quant’altro. In via generale, ecco di seguito i dati emersi in queste ultime settimane:

  • rallentamenti o blocchi nelle trattative con il cliente in prospettiva della vendita di un immobile;
  • forte diminuzione della stipula di contratti di affitto breve;
  • forte diminuzione della stipula dei mutui e della generalità dei contratti di compravendita immobiliare;
  • calo importante delle domande di finanziamento per comprare un immobile;
  • collegata flessione dell’attività notarile in materia immobiliare.

Sono indici al negativo che però non debbono certamente stupire. Non è solo il Coronavirus che ha portato a questa situazione, ma anche la decisione della chiusura totale delle attività non essenziali e tra esse anche quelle del campo immobiliare. Come ben sappiamo, ciò è avvenuto attraverso lo strumento del decreto e senza quindi una formale fase parlamentare finalizzata all’adozione di provvedimenti in merito alla gestione della crisi.

In questa situazione, diventa allora ben comprensibile il caso di chi non può più garantire di pagare la somma prevista per una certa operazione in ambito immobiliare, perché magari è stato costretto ad abbassare le saracinesche per decreto.

Se ti interessa saperne di più sulla possibilità del blocco del pagamento dell’affitto e del blocco sfratti, secondo le indicazioni del Governo, clicca qui.

La crisi improvvisa del mercato immobiliare non colpisce direttamente soltanto mutui, compravendite e finanziamenti. Bisogna infatti rimarcare anche il forte calo degli affitti brevi, molto utilizzato specialmente dai turisti che finora sono venuti in Italia per soggiorni di qualche giorno. Secondo le stime degli osservatori, si parla già di perdite di svariati miliardi di euro che, forse soltanto in estate, verranno almeno in parte recuperate. E non va meglio anche sul piano delle attività commerciali e dei negozi.

Infatti, tranne gli alimentari ed alcune attività che forniscono quelli che sono definiti i “servizi essenziali”, si può dire che tutti gli altri negozi sono chiusi per il decreto del Governo. La conseguenza, è che gli esercenti in affitto hanno forti difficoltà a sostenere le spese del canone, pur dovute. Una parziale soluzione potrebbe essere quella della dilazione degli affitti nel corso del tempo, con correlate richieste di nuove negoziazioni.

Concludendo, è pur vero che il decreto Cura Italia costituisce un primo intervento di sostegno all’economia italiana in difficoltà, ma non può essere di certo l’unico e ne dovranno seguire inevitabilmente altri. Ciò è imposto da considerazioni pratiche e anche dal recente crollo del mercato immobiliare e dei mutui, che necessiterà di ulteriori e drastiche misure d’aiuto.

Autore: Claudio Garau

Articolo completo su: www.termometropolitico.it

 

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